Sei nata in una calda mattina di luglio quando nessuno ti aspettava; hai deciso tu per noi, hai trovato il sentiero e sei venuta al mondo. Non ho capito un granché in quei momenti, ero terrorizzata ma allo stesso tempo rassegnata all’inevitabile, non potevo più fare nulla, se non ripetere allo sfinimento che eri troppo piccola.
Ti sei precipitata nelle nostre vite alle 12,53..uno scricciolo di 32 cm che pesava 930 grammi.
Non hai pianto, ho sentito un rantolo..hai dovuto lottare da subito, piccola mia. Non potevo vederti, il tuo papà si asciugava le lacrime mentre io ero pietrificata. Ti ho vista per un attimo, ho toccato la tua manina..era quanto l’unghia del mio pollice.
Ti ho rivista parecchie ore dopo un cappellino in testa, piena di tubicini, flebo ed un pannolino a farti da vestito. Lì, tra quei terribili allarmi, sono riuscita a sciogliermi.. mentre ti accarezzavo dentro quella finta pancia riscaldata che avrebbe dovuto sostituirmi ti ho promesso me stessa tra lacrime di angoscia.
Quei 47 giorni resteranno come cicatrici sotto pelle, non potrò dimenticare quel che lì abbiamo vissuto insieme ma mi hanno insegnato quanto tu sia forte, combattiva, determinata a discapito del fiore delicato che indica il tuo nome: la nostra piccola guerriera.
Da cinque mesi divido la mia vita con te e riesci a conquistarmi ogni giorno di più; hai dato nuovi colori alla mia vita e la straordinaria possibilità di sperimentare nuove e meravigliose forme d’amore.
In questi giorni hai cominciato a sorridere a me, a chi ti sta intorno con gridolini ed il naso arricciato.
Alla vita sorridi da sempre, da quella magica mattina calda di luglio



